MATERìa n. 4 ANNO 2024
COMITATO DI REDAZIONE
Claudia Babudri, Liliana Carone, Nicola De Matteo, Angela Di Liso, Ezia Di Monte, Maria Pia Latorre, Anna Materi, Celeste Maurogiovanni, Elvira Maurogiovanni, Chiara Troccoli
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Maria Pia Latorre
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Albert Einstein ha affermato che tutto ciò che ci circonda è determinato da forze sulle quali non abbiamo alcun controllo. Vale per l’insetto come per gli astri. Esseri umani, vegetali o polvere cosmica, tutti “danziamo al ritmo di una musica misteriosa, suonata in lontananza da un pifferaio invisibile”.
Veniamo dal mistero, siamo immersi nel mistero e c’incamminiamo verso il mistero.
Nella vita di ogni giorno c’è un rapporto stretto tra mistero e conoscenza che varia da persona a persona.
Sicuramente è mistero ciò che non si conosce, ad esempio per un bambino è mistero il perché della pioggia, per un adulto ovviamente no.
Mi chiedo se la presenza di mistero nelle nostre vite è sempre e solo legata alla sfera dell’intelligibilità.
Certo si crea mistero intorno a ciò che non si riesce a leggere e interpretare con chiarezza. Questa esperienza, che è poi una modalità di approcciare alla realtà, è comune alla stragrande maggioranza delle persone. C’è, dunque, una dimensione soggettiva del mistero che in tanti sperimentano e che si fa, quindi, esperienza comune.
Il mistero è una realtà contigua alla religione, di cui essa è impregnata. Ciò che è mancanza di conoscenza o è conoscenza non ancora raggiunta è mistero.
Se ci spostiamo in ambito scientifico il mistero diventa problema da risolvere e ad un problema si prova a trovare una soluzione. Anche in questo caso, trovata la soluzione, il mistero viene meno.
Viviamo la dimensione del mistero come fatto soggettivo in una dimensione personale, ma l’esperienza allargata ci porta ad una dimensione oggettiva dei fenomeni imperscrutabili. Il mistero religioso, ad esempio, è un mistero che si riveste di oggettività dogmatica.
È evidente che esso svanisce quando ci giunge una rivelazione; così ciò che non sapevamo ci viene rivelato, sciogliendo zone d’ombra che abitano le profondità del nostro essere.
Viviamo in un mondo che attraversa tutto come problema a cui trovare soluzioni e che ha fatto del “problem solving” una strategia vincente adattata a più contesti, dall’aziendale a quello scolastico, dal politico a quello della ricerca scientifica.
Trovare soluzione al mistero significa dipanarlo, estinguerlo, una vittoria dell’intelletto umano sulla realtà.
Ma siamo sicuri che più misteri risolviamo e meglio viviamo?
Forse no. Forse dovremmo rieducarci ad accettare il lato misterioso della vita considerandolo nella sua complessità. Il mistero è tale perché è “non svelato”, come un’ostrica ostinatamente chiusa che si lascia solo immaginare.
Abitare la complessità significa anche accogliere ciò che non può essere controllato, fare i conti con il limite. Oggi quasi facciamo fatica ad accettare i limiti poiché ci viene continuamente ripetuto che niente è impossibile.
Ben venga,dunque, il mistero nelle nostre vite, una lezione di umiltà buona per tutti.
Maria Pia Latorre

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